Sesso, morale e webcam: XXX della Fura
Venerdì 28 novembre al Saloncino del Teatro della Pergola proiezione del film Orlan Carnal Art [ore 16.30]

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
27 novembre 2003 11:59
Sesso, morale e webcam: XXX della Fura<BR>Venerdì 28 novembre al Saloncino del Teatro della Pergola proiezione del film <I>Orlan Carnal Art</I> [ore 16.30]

In un Saschall esaurito si è esibita ieri (lo spettacolo proseguirà oggi 27 e domani 28 novembre)la compagnia della Fura Dels Baus, famosa per il suo teatro estremo e provocatorio, con XXX, la cui visione è vietata ai minori. L'interesse del gruppo catalano si è focalizzato, nell'ultimo periodo, sul mondo dell'erotismo e della pornografia, dimensioni profonde dell'esistenza umana ma ormai trasformate in fenomeni virtuali. La storia si ispira espressamente alla "Filosofia del boudoir" del Marchese De Sade, riletta in chiave tecnologica ed espressionista e proiettata nel nostro mondo contemporaneo, bombardato da messaggi di sesso virtuale, voyeurismo, telemarket del piacere che soddisfano “tutti i gusti” con prefisso 166 e caratterizzato dalla disintegrazione del desiderio come genere unico, declinato invece in tutte le sue possibili perversioni (coprofagia, mutilazioni genitali, incesti…).


Certo non è facile mantenere l'equilibrio fra arte e pornografia, i Fura scelgono la strada della poetizzazione drammatica del sesso, con attori nudi, masturbazioni maschili e femminili,sesso orale ed anale,coiti e stupri... L'iniziazione della timorosa Eugene, iniziata e coinvolta in un festino, che diventa materiale di un video hard, diventa subito rappresentazione troppo esplicita e ingigantita, spiaccicata sugli schermi dalle zoomate della telecamera, come in una lezione di massa di ginecologia e andrologia applicate.
La ricerca estrema della fisicità, a fronte dell'attuale virtualizzazione del sesso, spinge gli attori a lavorare sul rapporto tra reale e virtuale che viene prima mostrato con una scissione tra la realtà del palco e la virtualità delle immagini dell'azione in scena; immagini che vengono ritrasmesse a pochi metri di distanza, sui mega schermi che fanno da quinte.

Un rapporto che, una volta rappresentato, viene svelato quando dal palco scendono gli attori per spingere il pubblico a spogliarsi, a liberare i propri desideri e ad iniziare a fare sul serio. Ma a passare dall’osservazione alla pratica sono in pochissimi, ad alzarsi forse sono i collaboratori della compagnia. “In un mondo virtualizzato anche nella sessualità nessuno può restare indifferente ma occorre rientrare in contatto con la realtà carnale della vita e della morte” spiega il regista Alex Ollè; questa enfasi sul virtuale però fa un po' rimpiangere la fisicità e la spazialità di altri spettacoli della Fura.

L'epilogo della storia, con Eugene che, al culmine del percorso di liberazione, prima stupra, poi infibula e uccide la madre, mentre la carismatica precettrice e pornostar Lula piazza sul mercato il nuovo ed esplosivo video porno, è "televisiva" non meno dei frequenti fatti di cronaca nera a cui siamo abituati. In questa sovrabbondanza di segni, simboli e immagini fortissime lo spettatore rimane spesso sospeso e stordito, fra l'assenza di coinvolgimento emotivo e l'attesa di un messaggio alla fine troppo concettuale.

(Roberto Onorati)

Orlan è nata il 30 maggio 1947 a Saint-Etienne (Francia); dal 1983 vive e lavora a Parigi.
Il suo lavoro, che può essere considerato un’inquietante testimonianza di interdisciplinarietà tra arte, teatro e chirurgia plastica, si situa nell’ambito della Body Art; l’artista, infatti, incentra tutta l’azione su una sorta di esasperazione delle potenzialità del proprio corpo, sottoponendosi pubblicamente ad una serie di complessi interventi di chirurgia plastica fotografati e ripresi in diretta.
Orlan si è sottoposta, nel tempo, a continui interventi di chirurgia plastica per alterare viso e corpo, scegliendo ogni volta le fattezze da assumere, scelte, in alcuni casi, da famosi capolavori dell’arte dal rinascimento in poi; si è fatta fare, ad esempio, la fronte della Gioconda di Leonardo e il mento della Venere del Botticelli.

L’artista, anestetizzata per via epidurale, mette in scena le proprie operazioni come performances pubbliche, con accompagnamento musicale, danza, lettura di testi e di poesia.
Inoltre questo tipo di ricerca si riconduce a quegli aspetti di una creatività femminile, che si muove in direzione di un approccio non omologato e anticonvenzionale rispetto al linguaggio artistico più tradizionale, con forti riferimenti e interrogativi sulla propria identità e con una specifica riflessione sul proprio corpo e sul dolore.Nell’ambito della Body Art, dagli anni ottanta in avanti gli interventi sul corpo acquistano valenze e implicazioni sempre più connesse alla tecnologia, tali da riflettere una sorta di spostamento del concetto stesso di fisicità da un ambito naturale a un versante artificiale, continuamente suscettibile di nuove modificazioni e interventi.

Dopo Post Human il corpo tende a proporsi sempre più come una dimensione "aperta", tanto in senso estetico quanto fisiologico: le barriere della distinzione sessuale, delle caratteristiche somatiche e persino della morte tendono ad allontanarsi e a presentarsi come circostanze sempre più relative con l’aiuto della tecnologia e della cibernetica.
Per Orlan l’utilizzo del video come strumento di documentazione è indispensabile; è attraverso questo mezzo che può raccontare in diretta gli interventi di chirurgia plastica, cui si sottopone in una pratica sistematica di trasformazione del corpo e di appropriazione degli stereotipi dell’immaginario erotico ed estetico maschile.
Il film di Stefan Oriach, Orlan Carnal Art, Parigi, 2002, con l’ampia documentazione delle azioni dell’artista e la sua realizzazione, basata su un sensibile approfondimento dell’operato artistico, costituisce un significativo documento di conoscenza e di indagine.

Ingresso libero.

Notizie correlate
Collegamenti
In evidenza